Storia della PNEI





L’origine della PNEI si fa tradizionalmente risalire agli studi di Walter Bradford Cannon (1871- 1945),  fisiologo  e  psicologo  americano  della  Harvard  University.  Egli  riprese  il  concetto   di milieu  interieur (ossia  di  ambiente  organico  interno) elaborato  da  Claude  Bernard  (1813-  1878),  fisiologo  francese.  Con  le  sue  ricerche  sulle  relazioni  tra  gli  animali  egli  approfondì   soprattutto  i  risvolti  emotivi  in  condizione  di  stress: fight or  flight  (combattere  o  fuggire)   riassume l’atteggiamento assunto in queste condizioni.  Studiò  anche  le  modificazioni  fisiologiche  degli  animali  in  questa  condizione,  mettendo  in   risalto  l’esperienza  emotiva  dell’animale,  elaborando,  la  cosiddetta teoria  talamica.
Tali  studi furono notevolmente sviluppati da Hans Hugo Bruno Selye (1907-1982), endocrinologo di origine ungherese, egli fu il primo ad identificare due diverse tipologie di stress che definì in  base  alle  risposte  fisiopatologiche degli  organismi viventi, a seconda del grado d'intensità dello stressor (fattore stressante) applicato:
eustress
distress
L'eustress, o stress buono è indispensabile alla vita, si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali positive. Lo stress induce la rottura di un preesistente stato di equilibrio e innesca una reazione fisiologica indispensabile per mettere in moto i processi di adattamento all'ambiente.
Il distress, invece, origina da tutte quelle condizioni che generano un conflitto ma non consentono di giungere a una risoluzione. Se intenso o protratto nel tempo influenza negativamente lo stato di equilibrio del corpo, l'omeostasi.
Nel  1936 Selye pubblicò  su Nature  l'articolo  in  cui  dimostrò  come  diversi  agenti  nocivi  (stressor)   fossero in grado di indurre sia ipertrofia surrenalica che atrofia del timo. Tale modificazione fisiopatologica   prese  il  nome di "General Adaptation Syndrome" (G.A.S.) ovvero ”Sindrome Generale di Adattamento" e  comprendeva  anche  una  maggior  incidenza di ulcere gastriche. Questi studi portarono Selye a formulare la sua definizione scientifica dello stress come “la risposta strategica dell'organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, a cui venga sottoposto, ovvero una risposta (generale) aspecifica a qualsiasi richiesta (demand) proveniente dall’ambiente”.
Negli anni successivi numerosi ricercatori hanno condotto studi sulle conseguenze che lo stress ha sugli organismi viventi. Si arrivò a dimostrare che la reazione allo stress attiva l’ipotalamo e, di conseguenza, l'ipofisi, da dove partono segnali che regolano la produzione dei principali ormoni. Un altro studioso, Lazarus, valutò gli aspetti psicologici coinvolti nella risposta allo stress dell’uomo; individui diversi mostravano risposte biologiche altrettanto diverse ad uno stesso stimolo. Pertanto si giunse alla conclusione che la reazione ad uno stress era elaborata attraverso processi cognitivi.
Negli anni settanta, Besedowsky dimostrò che lo stress induceva l’aumento della produzione da parte del surrene del cortisolo di cui è nota l'attività immunosoppressiva. Si stabilì, così, il primo collegamento biologico tra cervello, stress e immunità.
Negli anni ottanta si intensificarono gli studi sul rapporto tra stress, cervello e immunità. Tali studi contribuirono a confermare come lo stress modifica e altera la funzionalità del sistema immunitario e permifesero di individuare i mediatori e i modulatori della risposta immunitaria.
La  nascita ufficiale della  PNEI  ha, però, una data ben precisa:  nel 1981 venne  pubblicata la prima  edizione  di "Psychoneuroimmunology" a  cura  di Robert  Ader,  PhD  in  Psicologia  alla  Cornell University,  dal  1968  professore  di  Psichiatria  e  Psicologia  alla  University  of  Rochester School of Medicine and Dentistry.  Ader viene considerato il vero padre di questa disciplina e già  da  giovane  ricercatore,  nel  1975,  dimostrò  che la  psiche  è  in  grado di influenzare  il sistema immunitario. Ader e il suo collega, , l’immunologo Nicholas Cohen dimostrarono che se ai topi veniva somministrato un farmaco immunodepressivo insieme a del succo di mela, in  seguito  avrebbero  subito  gli  effetti  del  farmaco  non  appena  assaggiato  il  succo  anche  in   assenza del farmaco stesso. Proseguendo le ricerche in collaborazione con Nicholas Cohen Ader è  arrivato  a  mettere  in  crisi  le  convinzioni  dei  ricercatori  dell'epoca,  che  vedevano  il  sistema  immunitario come completamente autonomo, aprendo la strada alla Psiconeuroimmunologia, che solo in seguito,  con ulteriori studi nel campo dell'endocrinologia, verrà ribattezzata Psiconeuroendocrinoimmunologia. Fondamentali furono a tal proposito  gli studi  della neurofisiologa e farmacologa statunitense Candace Beebe Pert (Manhattan, 26 giugno 1946 - Potomac, 12 settembre 2013) direttrice del centro di biochimica cerebrale del NIMH, National Institute for Mental Health. Candace Pert scoprì le endorfine e un vasto numero di neuropeptidi.  I neuropeptidi, sottili filamenti di aminoacidi, sono molecole che veicolano le informazioni fra le cellule del sistema nervoso. La Pert ha dimostrato che sono attivi in tutte le cellule del corpo, nel sistema nervoso, nel sangue, nel sistema immunitario e nell’intestino e che i loro recettori (sorta di chiavi molecolari sulle membrane cellulare, che decodificano la comunicazione veicolata dai neuropeptidi) sono stati rinvenuti in ogni parte del corpo. Le cellule immunitarie, non solo sono dotate di recettori per i neuropeptidi, ma sono, a loro volta produttrici di neuropeptidi. I neuropeptidi non trasmettono solo informazioni ormonali e metaboliche, ma "emozioni" e segnali psicofisici: ogni stato emotivo è veicolato nel corpo da specifici neuropeptidi. Quindi i neuropeptidi sono mediatori anche delle emozioni e agiscono in tutti i sistemi dell’organismo.
La psiconeuroendocrinoimmunologia è, dunque, lo studio delle relazioni tra il sistema nervoso, l’endocrino e l’immunitario, e tra questi e la psiche.
Questi grandi sistemi di regolazione biologica interagiscono e si scambiano informazioni attraverso i neuropeptidi e vengono profondamente influenzati dagli stati psicologici. Ogni evento capace di suscitare emozioni intense e profonde scatena delle risposte neurovegetative endocrine ed immunitarie e causa la disregolazione dei sistemi. Quindi i sistemi psichico, neurologico, endocrino ed immunitario costituiscono una sorta di Network da cui dipende lo "stato di salute" di ogni organismo.